Grande partecipazione alla serata sull’ educazione alla relazione di genere

In questo articolo ripercorriamo i passi di una serata di grande spessore culturale ed informativo, tenuta a Calceranica lo scorso 24 settembre sul tema dell’educazione alla relazione di genere nella scuola trentina. La serata, che ha riscosso un grande successo di pubblico con quasi 150 persone presenti al teatro di Calceranica, è stata introdotta dall’Assessore alla cultura Cinzia Tartarotti, organizzatrice dell’incontro. Il dibattito è stato moderato impeccabilmente da Paolo Martinelli, psicologo ed ex amministratore di Calceranica e maestro della scuola primaria, che ha introdotto subito il tema della serata ricordando la grande confusione che si è creata, ed è stata in parte alimentata volutamente, tra l’educazione al rispetto e l’educazione sessuale. Ricordando come il tema dell’educazione alla relazione di genere ha radici profonde, il moderatore ha passato la parola agli ospiti della serata.

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Il primo intervento è stato quello di Sara Ferrari, Assessora provinciale all’università, ricerca, politiche giovanili, pari opportunità e cooperazione allo sviluppo, che ha chiarito fin da subito che i percorsi formativi sull’educazione alla relazione di genere offerti alle scuole interessate non hanno nulla a che vedere con l’educazione alla sessualità, argomento trattato da anni con competenza dagli esperti formatori dell’Azienda Sanitaria, ma mirano invece a valorizzare il talento individuale indipendentemente dall’ambito in cui si esprime, al perseguimento delle pari opportunità ed alla prevenzione della violenza di genere. L’Assessora ha portato dati che ricordano quanto drammatico sia il problema della violenza sulle donne anche nel nostro territorio (613 denunce di violenze nel 2014, a fronte di una stima di violenze perpetrate 10 volte maggiore), e che tale fenomeno si può contrastare innanzitutto partendo dalla costruzione di una cultura del rispetto tra i due generi. I percorsi formativi vogliono insegnare che maschi e femmine, nel rispetto della loro naturale diversità, hanno lo stesso valore e devono imparare a riconoscerselo reciprocamente. Situazioni come quella in cui un bambino, dopo aver perso a scacchi con una bambina, viene deriso dai coetanei che gli dicono “ti sei fatto battere da una donna”, oppure in cui si dubita dell’identità sessuale di un bambino che aspira a fare il ballerino, possono sembrare innocue e forse non irrispettose, ma in realtà portano ad una discriminazione di base che limita la valorizzazione dei talenti individuali a scapito di quelli stereotipati che provengono da forme di condizionamento sociale. Nel ribadire l’autonomia della scuola trentina rispetto ad altre esperienze nazionali che possono essere andati incontro a qualche difficoltà, l’Assessora ha anche ricordato che questi percorsi formativi sono in essere da quattro anni e hanno riscontrato piena soddisfazione di genitori e insegnati, i quali vengono coinvolti preventivamente e vengono poi incontrati di nuovo al termine del percorso per ricevere feedback sui risultati conseguiti.

La prorettrice dell’Università di Trento con delega alle politiche di equità e diversità ed è responsabile del Centro Studi Interdisciplinari di Genere, Barbara Poggio, ha spiegato molto efficacemente che gli studi di genere non trattano – come lascia intendere una propaganda creata ad arte per diffondere timori ed incertezze riguardo ai corsi che traggono spunto da questi studi – argomenti sessuali o temi che mettono a repentaglio il concetto di famiglia. Molto più semplicemente, gli studi di genere spiegano come buona parte delle differenze che caratterizzano l’agire di uomini e donne non derivano da caratteristiche genetiche immodificabili, ma sono il risultato di un condizionamento sociale che, in quanto tale, può essere modificato. Così, il fatto che le donne svolgano lavori mediamente meno prestigiosi e meno pagati degli uomini, che debbano prendere il congedo parentale per occuparsi dei propri figli, o anche che siano destinate a soccombere di fronte alla violenza maschile, non sono leggi naturali ma piuttosto derivano da squilibri sociali che vengono da lontano, e che sono rinforzati – spesso anche in maniera inconsapevole – dall’educazione che fin da piccoli riceviamo nelle famiglie e nelle scuole.

Il direttore dell’IPRASE (Istituto Provinciale per la Ricerca e la Sperimentazione Educativa) Luciano Covi ha innanzitutto ricordato come, in una società che crede di sapere tutto ma non approfondisce nulla, il vero problema non è quello di reperire la conoscenza, ma saper distinguere tra buona e cattiva conoscenza. I corsi educativi oggetto della serata nascono da una serie di considerazioni basate su numeri inequivocabili, che mostrano ad esempio che alcuni percorsi di istruzione, tipicamente in materie umanistiche, siano appannaggio quasi esclusivo delle ragazze, mentre i percorsi più tecnici quali ingegneria sono frequentati in grande maggioranza dai ragazzi. Questa distinzione nelle scelte è molto probabilmente causata da diversi tipi di condizionamento, sia implicito che esplicito, che i giovani ricevono da modelli stereotipati, e sono pericolosi in quanto partono da una segregazione scolastica e portano ad una segregazione sociale che si riflette sulla società intera.

L’ultimo intervento è stato quello di Daniela Fruet, dirigente dell’istituto Comprensivo di Levico termine, che ha ricordato la frase che si trova su vari documenti inerenti il materiale scolastico: crescere insieme per costruirsi una identità. Questo motto ricorda come l’insieme di genitori insegnanti e territorio sia fondamentale per costruire, per ognuno di noi, un’identità che ci caratterizzi nel nostro percorso formativo. La dirigente ha anche ricordato che la cattiva propaganda che è circolata in merito ai percorsi formativi ha tirato in ballo anche il Patto di corresponsabilità, che non centra nulla con tali percorsi, ma ha finito con l’alimentare la paura e la disinformazione, ed ha ribadito come tali percorsi ricevano l’approvazione preventiva dei genitori prima di essere avviati.

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In allegato riportiamo parte del materiale che è stato distribuito nella serata, prodotto dall’Assessorato alla Ricerca e Pari Opportunità della PAT, e dall’istituto IPRASE.

Articolo Barbara Poggio

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Sotto il segno dei motori: abbiamo un campione della moto a Calceranica

Il mondo delle due ruote parla di lui e il podio europeo porta il suo nome: Francesco Martinelli.

Classe 1986, nato sotto il segno dei motori proprio qui a Calceranica, Francesco ha inseguito la sua passione fino a raggiungere il vertice al campionato europeo di una disciplina piuttosto particolare, la velocità in salita nella categoria Supermoto. Dopo aver conquistato il gradino più alto del podio tricolore nel 2014, Francesco ha sfidato i circuiti europei in sella alla sua KTM 450, fino alla vittoria nell’agosto di quest’anno del titolo di campione.

Chiediamo a Francesco di spiegare meglio a noi profani della motocicletta di cosa si tratta esattamente.

Francesco, puoi spiegarci qual è la tua specialità e in cosa è diversa dalle altre?

La disciplina che ho scelto è la velocità in salita e gareggio nella categoria Supermoto. Ogni gara la si corre contro il tempo: ci sono due manche (gara 1 e gara 2) con partenze singole, in base al tempo viene assegnato un punteggio con il quale viene redatta la classifica di campionato. Si differenzia dalle gare in circuito, come quelle del moto GP per intenderci, perché si corre su strade di montagna chiuse al traffico, i tracciati sono in media di 3km e una manche di gara dura circa 1’:30”, quindi sono dei veri e propri sprint dove non si può sbagliare nulla.

Come è nata questa tua passione e da quanto tempo la coltivi? Cosa ti ha spinto a fare il salto verso la competizione?

La passione per i motori ce l’ho da sempre, fin da piccolo amavo le moto, quella per le gare invece è nata nel 2010 quando ho partecipato a una gara amatoriale in circuito con una Yamaha R6, e da lì ho deciso di darmi alla competizione. Anche a causa dei costi sostenuti ho deciso di cambiare disciplina e provare con la Supermoto nel 2013. Avevo in mente le gare in salite dei tempi della Levico-Vetriolo che si disputavano qui vicino a noi e mi sono quindi buttato nell’ultima gara del campionato italiano, sempre nel 2013, chiudendo con un quinto posto… l’anno dopo è andata molto meglio. Rimane comunque una passione abbastanza costosa (trasferte, cambio gomme, eccetera), ma ho potuto sostenere le spese anche grazie a qualche piccolo contributo da parte di alcuni sponsor locali come il Bar Lex e il bar Miralago, e con il sostegno del motoclub di Egna-Neumarkt a cui sono iscritto.

In questo tipo di gare non si respira solo aria di competizione (e di gomme fumanti), ma c’è anche un bello spirito sportivo, non è vero?

Sì, mi viene in mente quella volta, nel 2014, quando ero a Imperia per una gara del campionato italiano. Ero secondo in classifica e nelle prove del sabato mi è scoppiata la batteria della moto… non c’era modo di averne un’altra in tempo per la gara del giorno dopo, ma per fortuna me ne ha prestata una il mio diretto avversario, il terzo in classifica. È stato un bel gesto, e fa capire quanto è bello questo ambiente.

Vincere il campionato europeo è stata una bella soddisfazione… quali sono stati i tuoi compagni di viaggio in quest’avventura?

Sicuramente il mio amico Stefano Frisanco, con il quale condivido sempre le trasferte. Poi ci sono altri di Calceranica che hanno la passione per la moto e si sono avvicinati a questo tipo di gare, Francesco Piva già nella stagione 2014 (e con ottimi piazzamenti quest’anno nella categoria 1000cc) e Filippo Parolin da quest’anno. Quello che non lascio mai a casa comunque è la voglia di divertirmi e di rivivere ogni volta l’ambiente in cui si svolgono le gare, trovare gente conosciuta e conoscerne sempre di nuova. Il bello è che dopo il primo anno in cui ho cercato di pianificare un po’ il mio percorso fra le varie gare, adesso me la godo momento per momento… e vedremo dove mi porta.

Per chiunque voglia condividere i festeggiamenti per il campione nostrano e una birra fresca, l’appuntamento è al Bar Lex sabato 26 settembre.

Facciamo quindi gli auguri a Francesco e cogliamo l’occasione per rinnovare l’invito a tutti i Calzeraneghi di condividere con noi qualche suo risultato o interesse particolare.

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(Nelle foto: Francesco in gara e poi al centro sul podio europeo)

Educazione alla relazione di genere nella scuola trentina

Il tema che ha scaldato gli animi all’apertura di questo anno scolastico è stato quello dell’educazione alla relazione di genere: per capire meglio di cosa si sta parlando l’Assessorato all’Istruzione del Comune di Calceranica organizza un incontro informativo in collaborazione con l’Istituto Comprensivo di Levico Terme, che si terrà al teatro S.Ermete a Calceranica giovedì 24 settembre 2015.

Sono stati invitati ad intervenire:
SARA FERRARI: Assessora provinciale all’Università, Ricerca,
Politiche giovanili, Pari opportunità e Cooperazione allo sviluppo
LUCIANO COVI: Direttore dell’Istituto Provinciale per la Ricerca
e la Sperimentazione Educativa – IPRASE
BARBARA POGGIO: Prorettrice dell’Università degli Studi di Trento
DANIELA FRUET: Dirigente dell’Istituto Comprensivo di Levico Terme

Seguirà poi un dibattito con la cittadinanza al quale siete invitati ad intervenire.

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Servizio “nonni vigili”: che cosa è successo

In merito all’interruzione del servizio di sorveglianza scolastica “nonni vigili”, comunichiamo che, allo scadere del contratto con il sig. Martinelli Renato per il triennio educativo 2012-2015, non è stato possibile, nostro malgrado, rinnovare tale contratto. La motivazione di tale impedimento origina purtroppo dal recepimento da parte della Provincia di Trento della normativa nazionale in base alla quale i lavoratori in pensione non possono assumere “incarichi di collaborazione organizzata retribuiti” nella Pubblica Amministrazione. La legge si applica anche ai “nonni vigili”, sebbene essi percepissero una modesta somma in denaro che non costituiva un valore al pari di una retribuzione, ma piuttosto un riconoscimento per l’azione e assunzione di responsabilità legata al servizio prestato. Non si comprende, peraltro, anche nell’ottica di spending review che induce a limitare sempre più le spese delle pubbliche amministrazioni, quanto il nuovo quadro normativo possa aiutare a contenere i disavanzi in presenza di servizi che dovranno comunque essere garantiti. D’ora in poi il servizio sarà possibile solo su base volontaria per i pensionati, oppure potrà coinvolgere i disoccupati o ancora essere svolto tramite una convenzione con un’associazione.

L’Amministrazione comunale si sta impegnando per trovare quanto prima una soluzione. Nel frattempo, ci siamo attivati chiedendo formalmente al comando del Corpo Intercomunale di Polizia Locale di garantire comunque, anche per questo anno educativo, il servizio di presenza di un agente in concomitanza con l’orario di entrata e uscita degli alunni, svolgendo un’attività di protezione e guida dei bambini e dei loro eventuali accompagnatori nell’attraversamento della strada provinciale in prossimità della scuola.

Al signor Martinelli Renato si vuole esprimere un sentito ringraziamento per l’attività svolta da molti anni, ed effettuata sempre con puntualità e diligenza. Ci rammarichiamo di aver dovuto interrompere questa collaborazione, e assicuriamo che verranno intraprese tutte le azioni possibili per rivendicare il ruolo fondamentale del servizio prestato in un contesto che, nonostante molte azioni di sensibilizzazione, non ha visto negli ultimi anni alcuna adesione.

Auto che sfrecciano in Via Tartarotti: quale soluzione?

Capita di notare, anche purtroppo con una certa frequenza, che certi automobilisti attraversano via Tartarotti con velocità poco compatibili con il moderato limite dei 30 km/h vigente. Questa cattiva abitudine di correre è stata segnalata anche in altre strade del nostro comune, con tutti i problemi che ne conseguono in termini di incolumità dei pedoni.

I metodi per limitare queste situazioni pericolose sono per loro natura sgraditi agli automobilisti o quantomeno fastidiosi: installare dei dissuasori di velocità, realizzare una postazione fissa con autovelox e/o incentivare i controlli da parte delle pattuglie dei vigili urbani. A detta di noi amministratori, tra le varie soluzioni quella meno dolorosa è il ricorso ai dossi artificiali. Siamo consapevoli che i dissuasori di velocità comportano problematiche di rumore in fase di decelerazione e accelerazione, accentuate durante la notte, e che hanno un limite di stagionalità, visto che in autunno devono essere rimossi per consentire lo spazzamento della neve.

Riteniamo però che la sicurezza dei pedoni e dei bambini sia la cosa più importante e che questa debba essere garantita in particolare durante il periodo di maggiore frequentazione delle strade, da aprile a novembre. È pertanto nostra volontà intervenire per ripristinare i dissuasori in via Tartarotti, per i quali sarà ricercata, per quanto possibile, una posizione tale da interferire il meno possibile con le abitazioni, cercando di installarli lungo i tratti di strada non prospicenti alle case.

Ci scusiamo anticipatamente per l’eventuale disagio provocato, ma salvo altre proposte più innovative che dovessero arrivare agli amministratori dalla cittadinanza, questa ci sembra essere la soluzione più consona alla disattenzione di alcuni automobilisti.